Il cda della Fondazione vuole prorogare se stesso in deroga allo statuto oltre alla data di scadenza ? Esprimo totale e netta contrarieta’. Non puo’ essere condivisibile per principio e per rispetto dell’istituzione e di cio’ che rappresenta , autoprolungarsi la durata in carica: tutti sono utili, ma nessuno e’ indispensabile e quando finisce il proprio mandato si lascia che subentrino i successori, senza abbarbicarsi alla propria carica, che ciascuno ricopre sempre pro tempore.
Oltretutto le motivazioni (lo stato di forte difficolta’causato dal negativo investimento in Banca Monte Parma,) dovrebbero casomai indurre il cda a lasciare prima della data di scadenza, non a voler rimanere a tutti i costi oltre la propria scadenza: chi porta la responsabilita’ di una scelta, se questa si rivela sbagliata, dovrebbe trarne le dovute conclusioni.
Nonostante perdite per decine di milioni di euro, qui nessuna istituzione a Piacenza ha chiesto al cda di fare un passo indietro anzitempo : ma non si dovrebbe neppure ipotizzare di richiedere una proroga (infatti non e’ mai accaduta una cosa simile da quando e’ nata la Fondazione).
Non risolve una situazione di crisi chi ne porta la responsabilità; e non deve ostacolare il ricambio quando scade il proprio mandato ( perdipiu’ il secondo mandato).
Non può essere messo in discussione il rinnovo dei vertici della fondazione,; il consiglio generale che dovra’ pronunciarsi sulla richiesta di proroga, ha una responsabilita’ altissima, mi auguro che voti ampiamente contro.
E’ un principio elementare che quando scade il proprio mandato si lasci spazio al rinnovamento e non ci si metta di traverso: i nuovi vertici che le comunita’ di Piacenza e di Vigevano designeranno, affronteranno la situazione, liberi dall’aver assunto le decisioni che l’hanno causata.
Tutti i soggetti cui spetta la designazione dei membri del nuovo Consiglio della Fondazione dovrebbero pronunciarsi adesso con chiarezza, a partire dalle Istituzioni: Comune di Piacenza, Provincia, i 47 Comuni della Provincia, Camera di Commercio, ma anche la Diocesi, le Universita’ Cattolica e Politecnico, il volontariato e tutti gli altri; lasciar passare sotto silenzio un passaggio di tale gravita’, consegnerebbe a tutti una responsabilita’ pesantissima: il silenzio e’ avallo, e’ impedire il naturale rinnovo di un ente che arriva alla propria scadenza naturale.
Il mondo ha fatto a meno di Leonardo da Vinci, i vertici della Fonazione non possono ritenersi indispensabili, ne pretendere di essere considerati tali.
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